Neurocinema e cinema post-mediale

Pubblicato giugno 4, 2011 di vitolinos
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Un interessante utopia si sta compiendo nel cinema moderno. Era il 1944 e Renè Barjavel così scriveva sul Neurocinema:

Pagina 35 – I. Verso il cinema totale
Il Cinema è la sola arte il cui destino dipenda strettamente dalla tecnica. L’architetto, nonostante le betoniere, può ancora costruire con pietre tagliate. L’autore non può piú, oggi, fare un film muto. Non potrà piú, domani, fare un film in bianco e nero, dopodomani un film bidimensionale.

Fin dalla sua nascita, il cinema è in costante evoluzione. Sarà giunto a compimento quando sarà in grado di presentarci dei personaggi a tutto tondo, colorati, fors’anche odoranti; quando questi personaggi si staccheranno dallo schermo e dall’oscurità delle sale per andare a passeggiare nei luoghi pubblici e negli appartamenti di ciascuno di noi. La scienza continuerà ad apportargli dei piccoli perfezionamenti. Ma avrà raggiunto, grosso modo, il suo stato perfetto. Cinema totale.

Il cinema non esiste ancora. I nostri film sono degli abbozzi schizzati a matita. Fin d’ora i procedimenti di colore sono soddisfacenti. Il film in bianco e nero si avvantaggia della guerra. Sopravvive penosamente. Firmata la pace, sarà spazzato via dagli schermi, assai piú rapidamente di quanto lo fu il film muto.

La pratica del colore rivelerà i suoi difetti tecnici. Saranno affrontati e ridotti uno per uno. In quel momento nascerà il film in rilievo, che renderà caduco il film bidimensionale. Scienziati di tutte le nazioni ne cercano, da molto tempo, il segreto. Vanno a tentoni. Sentono la scoperta a portata di mano. Essa si rivelerà ovunque simultaneamente, quando la sua ora sarà venuta.

I nostri nipoti studieranno Il milione, Scarface o l’ Opera da tre soldi, per cercarvi le origini dell’arte cinematografica, come il filologo si china sul testo del Giuramento di Strasburgo. Questi venerabili documenti ispireranno loro un rispetto stupito e faranno loro male agli occhi.

L’appassionato di cinema parla con rimpianto dell’epoca del muto, perché si confonde con quella della sua adolescenza. I giovani che non hanno conosciuto Judex, né Harold Lloyd, che non hanno visto né Caligari, né Gösta Berling, né I tre diavoli, né La maschera dai denti bianchi, né Napoleone, né Tempeste sull’Asia, quando scoprono uno di questi film, in occasione di una retrospettiva, lo trovano piuttosto grottesco e si stupiscono della melanconia dei loro antenati.

Eppure, rimpiangeranno le nebbie di Carné, il volto di pietra di Gabin, il giardino illuminato dalla luna di L’amore e il diavolo e il pallore della Garbo agonizzante nella Signora dalle camelie.

Se non sta attento, l’uomo, a partire dai venticinque anni, non sa piú cosa rimpiangere. Si colloca, cosi, già tra i vecchi. Non bisogna mai rimpiangere. Il ricordo del passato deve servire a preparare l’avvenire, e non a considerare le novità con sospetto. Dio ci guardi dal dire o scrivere, anche ottuagenari: «ai miei tempi!».

La scienza, per le forze che ha liberato, distruggerà un giorno il mondo. Prima di colpirlo, lo costruirà meraviglioso e terribile. Le macchine strapperanno l’uomo alla sua pena e l’incateneranno a mille nuovi bisogni. Faranno tutto per lui. Persino scegliere. Nostro figlio non cercherà piú le sue gioie. Le gioie s’imporranno a lui. Riceverà e non dovrà piú dare. Diventerà così particella di una massa passiva, senza nerbo, che alcuni uomini padroni del mondo, schiavi essi stessi della fatalità, impasteranno e plasmeranno. L’individuo si cancellerà, per fondersi nella carne e nell’anima collettiva. Quando verrà il giorno della sua morte, non ci sarà piú nulla in lui da uccidere.

L’artigiano di paese che scolpiva la porta di un armadio possedeva un’esperienza della bellezza, un gusto tattile e visivo della bella materia e delle forme gradevoli, che già non possiedono piú l’operaio delle officine Renault, né il miliardario trasportato dall’ascensore espresso del Rockfeller Center.

Ma il mondo, come l’uomo, non può ritornare alla sua giovinezza. Non rimpiangiamo ciò che non c’è piú. Lasciamoci al contrario meravigliare da ciò che intravediamo dell’ avvenire.

La via che conduce all’abisso è magnifica. Poiché non possiamo indietreggiare, avanziamo a buon passo e di buon umore. Godiamo di quel che ci è offerto, prima di precipitare. Tra le creazioni del mondo di domani, il cinema totale sarà uno dei piú potenti mezzi di asservimento degli uomini, a causa delle gioie sconvolgenti che rovescerà su di loro. Non facciamo il broncio. Tendiamo le braccia…

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V. Il cinema e le onde

Gli uomini, troppo numerosi nonostante le guerre, emergeranno dalle nazioni civilizzate. Conquisteranno gli spazi vuoti, irrigheranno i deserti, raderanno al suolo le foreste vergini, riscalderanno le terre polari. Vostro nipote abiterà in una delle città costruite nel cuore di quel che era il Sahara. Tra i giardini, i campi verdeggianti, i frutteti bagnati da graziosi canali, si slanceranno i nastri dorati delle autostrade. Un aerodromo assordante, un’enorme cupola perforata da venti porte monumentali violentemente illuminate, sarà tutto quello che connoterà la città. Gli uomini si saranno messi al riparo sotto chilometri di terra. Al riparo dagli uomini. Gli architetti non erigeranno piu i loro edifici all’assalto delle nubi. Il cielo sarà il nemico. Lontano da lui dei pozzi giganteschi affonderanno i loro muri stagno nelle viscere della terra.

L’umanità, uscita dalle caverne, ha voluto dominare l’universo. Ha scatenato delle forze sempre piu potenti, nella speranza di poterle utilizzare. Ma ciascuna di queste forze si è rivoltata contro di essa. Gli uomini cominciano ad avvertire il senso del peccato di onniscienza. Si sono ripiegati verso la loro base di partenza, hanno cercato un ultimo rifugio nel ventre della loro madre Terra.

Ecco la città sotterranea. Cento piani di strade sovrapposte, incrociate, illuminate. Ascensori, scale mobili, piste mobili. Formicolio di milioni di esseri dalle guance pallide.

Piu in basso, è il quartiere silenzioso delle officine senza fumo. Le macchine funzionano da sole. L’utilizzazione della fantastica energia liberata dalla disintegrazione della materia ha strappato l’uomo alla schiavitù del lavoro manuale. Le macchine producono per tutti delle ricchezze incessantemente rinnovate. Sono comandate e sorvegliate da apparecchi delicati, a loro volta controllati da altri apparecchi. Qualche migliaio d’ingegneri dalle mani pulite dirigono tutto. L’uomo non ha piu nulla da fare. Per evitargli la noia, si sono dovuti organizzare i suoi svaghi. Istruzione, distrazioni, corsi, conferenze, sport, letture, teatri, cinema, escursioni.

È martedi. La sala 71, la sala del quartiere, contiene dieci mila persone. Gli abitanti del pozzo 71 ricevono ogni settimana i loro biglietti per il cinema, con la programmazione del loro impiego del tempo e con la loro quota settimanale di ricchezza comune, in moneta deperibile. Tutto deve essere speso negli otto giorni. Sabato prossimo, i biglietti si polverizzano e le monete si liquefanno.

Ecco i diecimila del martedi sera installati in meravigliose poltrone pneumatiche, dal dorso inclinato, quasi dei letti. Vengono li tutte le settimane, allo stesso posto, alla stessa ora. Non possono andare in un’altra sala. Se venisse loro proposto, ne sarebbero simultaneamente spaventati e scandalizzati. Hanno dimenticato da molto tempo il significato della parola scegliere.

Una cronaca dalle officine tessili apre lo spettacolo. Delle macchine lustre e brillanti scaturiscono dai muri della sala. Stoffe di tutti i colori scorrono a velocità folle tra i cilindri. Gli odori dolciastri della tintura colpiscono le narici dei diecimila spettatori.

Voce del cronista: «Nel momento stesso in cui nelle quattro cento sale della nostra città, quattro milioni di spettatori mi ascoltano, monsieur Dubois, ingegnere in capo delle officine tessili, mi fa visitare le macchine ammirevoli che lavorano notte e giorno per rifornirci incessantemente di nuovi vestiti. Non dimenticate, cari spettatori, che è grazie al progresso della tecnica delle fibre artificiali che l’umanità ha potuto affrancarsi dall’orribile abitudine dei nostri antenati, che consisteva nel portare la biancheria finché non fosse sporca, e nel lavarla, per indossarla nuovamente. Immaginate qual era l’orrenda fatica delle nostre nonne…».

Le macchine si dissolvono, scompaiono. Appare una lavanderia secondo la moda del 1950, maiolicata, pulita, linda. Una giovane in blusa bianca inserisce in una lavatrice della biancheria sgualcita, chiude il coperchio, preme un pulsante…

«Fortunatamente», continua il cronista, «le donne dei nostri tempi si sono liberate di questo duro lavoro. Chi oserebbe oggi indossare una camicia o una giacca già usate? Grazie al progresso, ognuno di noi porta, ogni giorno, un abito nuovo. La settimana prossima, vi mostreremo come sono utilizzati, dai servizi delle materie prime, gli abiti che voi gettate tutte le sere nel vostro cassonetto numero otto».

Ora, è il preludio del grande spettacolo. Delle onde, dei flutti di colore nascono e muoiono nell’aria oscurata. Esse si concentrano, si concretizzano in una sfera luminosa, al di sopra delle diecimila persone sdraiate nelle loro poltrone. La sfera diventa bianca come il latte, come la neve, come la luce pura. E la dolcezza del suo biancore scende negli occhi dei diecimila, invade loro l’anima. La sfera ingrandisce, gira, si gonfia, si apre lentamente, sboccia come un fiore di loto. Al centro del fiore è accovacciato l’uccello rokh. Si alza, apre le sue immense ali, spicca il volo, fa tre volte il giro della sala. Un uomo minuscolo è aggrappato a una delle sue zampe, piu grandi di una quercia millenaria. Il rombo di una squadriglia aerea vibra nell’aria.

Da una cabina al centro della città, un solo apparecchio invia alle quattrocento sale pubbliche, e ai milioni di apparecchi privati, lo stesso grande spettacolo storico e fiabesco: Sinbad il precursore.

Pagina 93 X. Il cinema totale, arte popolare

All’inizio, le arti furono al servizio degli dei. Un affresco egiziano, una pittura primitiva italiana, una venere greca preclassica presentavano alla massa delle immagini da adorare, e agli iniziati i simboli iconici di verità di cui avevano conoscenza. Architettura, scultura, danza, pittura, musica, poesia non avevano altro scopo se non quello di aiutare l’uomo ad avvicinarsi alla divinità. L’artista, anonimo, non si considerava un superuomo, ma un servitore di Dio e dei suoi fratelli. Cosi l’opera d’arte possedeva un significato sia per il pastore che donava il suo agnello alla dea, che per il sommo sacerdote che versava il sangue dell’ostia sui piedi di marmo.

Con il maturare delle civiltà, la fede si perde, e si attribuisce maggiore importanza al soggetto trattato dall’artista che non al messaggio che egli aveva il compito di trasmettere. L’immagine, la melodia, l’incantevole tempietto sono finemente apprezzati dai preti divenuti scettici. Poi le arti spezzano le catene che le legano al santuario. L’artista mette la Bellezza al posto di Dio. Non sa piu che il suo capolavoro dovrebbe avere un significato spirituale. Cerca soltanto di ravvicinarlo il piu possibile alla perfezione formale. La grande folla comincia a disinteressarsi di questi quadri, di queste statue, verso cui non l’attirano piu né la passione né gli obblighi rituali. Ne comprende, d’altronde, sempre meno il senso. L’artista, non piu assillato dal compito di rimanere comprensibile alla folla, impegnato dai mille problemi tecnici della sua arte, finisce per far passare in secondo piano il soggetto stesso e si preoccupa soltanto dei mezzi di espressione. Cosi, l’opera d’arte, avendo perduto innanzitutto il suo senso spirituale e poi ogni significato materiale, diventa la soluzione di un problema puramente intellettuale. Lo comprendono l’artista stesso e qualche adepto che hanno lungamente studiato la vita, 1′eredità, la cultura, le abitudini, i gusti e i tic del suo autore.

Siamo allora all’ epoca dell’arte per 1′arte, nella quale i naïf vedono il massimo delle difficoltà, mentre consente al contrario ogni facilitazione all’artista che, liberato dalle regole, obbedisce soltanto alla propria concezione della bellezza.

Avendo coaì strappato tutte le loro radici, le arti tradizionali corrono il rischio di perire? Guardiamoci attorno: 1′architettura non c’è piú, la scultura non ha che un rappresentante ogni quattro secoli, la pittura restringe fino a pochi intimi la cerchia dei conoscitori, la poesia è dovunque fuorché nei versi dei poeti…

Tuttavia la folla, disprezzata dalla gente di talento che non ha voluto assoggettarsi all’obbligo di aprirsi un cammino verso di lei, è caduta preda dei pittori oleografici, degli scultori sdolcinati e dei cantanti melodici. I borghesi illuminati si adornano di camini di bronzo, di ritratti accademici pesantemente incorniciati e di un giradischi 18 giri per riascoltare il Faust.

È il momento in cui nasce il cinema. Il cinema è fatto per la folla, per la folla piu immensa che un autore possa sognare. Ma è un’arte?
– René Barjavel, il Cinema Totale, Saggio sulle forme future del cinema

Anonymous anthem

Pubblicato maggio 8, 2011 di vitolinos
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Knowledge is free.
We are Anonymous.
We are Legion.
We do not forgive.
We do not forget.
Expect us.

Pubblicato febbraio 17, 2011 di vitolinos
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Tim Brown – More Perfect Typography from Build on Vimeo.

The Future of Art

Pubblicato febbraio 13, 2011 di vitolinos
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The Future of Art from KS12 on Vimeo.

Le tendenze della rete 2011

Pubblicato febbraio 5, 2011 di vitolinos
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La mémoire préfère le papier à la tablette

Pubblicato gennaio 13, 2011 di vitolinos
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Le Monde 22-11-2010 , Stéphane Foucart
Les écrans nous rendent-ils stupides?Posée à l’été2008,dans la revue Atlantic Monthly par l’essayiste américain Nicholas Carr (LeMonde du 4octobre),cette question vient de trouver un nouvel élément de réponse. Une étude publiée mercredi 17 novembre par la société française Miratech –spécialisée dans l ’optimisation des interfaces homme-machine–suggère que la lecture sur support papier est plus approfondie que sur une tablette tactile de type iPad.Et,surtout,que la mémorisation desélé-ments d’un texte est plus importante–avec un écart de l’ordre de 20%–lorsque celui-ci est lu sur le bon vieux papier.Un échantillon de 50 personnes (volontaires) ont participé à cette étude.Elles devaien tlire,librement et sans limite de temps,une édition papier du quotidien gratuit 20Minutes, puis l’édition d’un autre jour,sur tablette tactile.«Nous avons choisi 20Minutes,car c’est le journal dont l’application iPad est la plus proche de la version papier.Cela nous a permis de comparer les deux modes de lecture,sans biais liés à des présentations différentes des articles». Des résultats à confirmer. Pendant la lecture, les «cobayes» étaient équipés d’un oculomètre–un appareil capable de suivre finement le déplacement du regard.Premier enseignement,«on lit plus vite sur iPad,le temps de fixation del’œil sur chaque point étant moindre que sur le papier, ce qui est le signe d’un niveau de concentration inférieur».De fait,le nombre d’articles parcourus est globalement supérieur sur iPad.Mais, lorsque les participants ont ensuite été questionnés sur le contenu des articles,ils ont en moyenne répondu correctement dans 90% des cas lorsque ces articles étaient dans laversion papier, contre 70% sur iPad.Ces conclusions doivent être considérées avec précaution,mais elles ne sont guère surprenantes. Des travaux précédents, menés par l’ergonome danois Jakob Nielsen,ont montré que la lecture de tablettes électroniques (Kindle et iPad) était très légèrement plus rapide que sur papier.Selon M.Eskenazi, c’est la première fois qu’un test de mémorisation es tmené sur les deux supports.Comment expliquer ces écarts? Des différences entre les deux supports(éclairage, contraste, etc.) peuvent influer. M. Eskenaziavance, lui ,l’hypothèse selon laquelle le lecteur du journal papier peut en évaluer l’épaisseur au toucher.Ce qui n’est pas le cas avec une tablette tactile.Une lecture plus précipitée du même contenu sur iPad serait ainsi la manifestation du désir d’évaluer rapidement l’étendue de la lecture que l’on a encore devant soi.Quelle que soit l’explication,les résultats de cette étude qui devront être confirmés par d’autres expériences–interroge sérieusement le déploiement de l’iPad en milieu scolaire,déjà engagé dans certains départements.

Banda larga: tutte le tecnologie oggi disponibili

Pubblicato dicembre 22, 2010 di vitolinos
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Da 10G GPON a VDSL2, un’occhiata al futuro che ci aspetta relativamente alla trasmissione dati su rete fissa e mobile.

Mentre gli operatori si stanno preparando a competere per trasportare traffico video in forma tridimensionale e risoluzioni più elevate, sono diverse le tecnologie in fase di sviluppo o miglioramento che puntano a offrire velocità maggiori per reti fisse e mobili.

Quelle offerte dai servizi a banda larga sono arrivate di fatto a un punto in cui il loro potenziamento rappresenta una sfida per la maggior parte delle tipologie di rete, con i provider che si stanno spostando verso l’offerta di servizi sempre più avanzati, come appunto quelli 3D.

Detto che quando si parla di velocità a banda larga si pensa alle connessioni del cosiddetto “ultimo miglio”, si nota come gli apparati che connettono gli utenti a una rete, ad esempio, le base station mobile, necessitano anch’essi di tenersi al passo e non diventare un collo di bottiglia. E la semplice capacità non è l’unica strada per incrementare la velocità. Ad esempio le content delivery network, che spingono i contenuti più vicini all’utente in modo tale che possano essere ottenuti più rapidamente, sono destinate a diffondersi maggiormente.

In tutto questo scenario c’è però un mondo tecnologico in evoluzione. Vi presento quindi quattro tecnologie che il prossimo anno probabilmente assumeranno una maggiore importanza.

10G GPON
Negli ultimi due anni l’utilizzo della tecnologia PON (passive optical network) nell’ambito delle reti fisse a banda larga è cresciuta in popolarità, grazie ai costi inferiori rispetto all’uso della fibra. Di fatto la tecnologia fa sì che diverse proprietà condividano la stessa capacità, che viene inviata su una singola fibra ottica.

I sistemi odierni offrono una capacità aggregata di download di 2,5G bps (bit per secondo). Il passaggio a 10G GPON incrementa di quattro volte tale fattore, da cui il suo nome. La tecnologia è inoltre in grado di offrire una capacità di upstream di 10G bps, che è otto volte più rapida rispetto alle reti attuali.

La capacità incrementata può essere usata per gestire più utenti così come aumentare l’ampiezza di banda. Sono diversi gli operatori che a livello mondiale hanno già condotto dei test questa con questa tecnologia, Italia inclusa, con i primi servizi basati su 10G GPON attesi nella seconda metà del 2011.

Oltre alla banda larga, la tecnologia viene anche indirizzata al mobile backhaul.

VDSL2
La famiglia di tecnologie DSL (Digital Subscriber Line) domina ancora il mondo della banda larga larga fissa. Per assicurare che gli operatori possano continuare a usare le proprie reti in rame, i vendor di apprati di rete stanno aggiungendo alcune nuove tecnologie a VDSL2 per incrementare le velocità di download a diverse centinaia di megabit al secondo.

Per potenziare la DSL a queste fasce di velocità, i vendor stanno usando diverse tecnologie. Una riguarda l’invio contemporaneo del traffico su diversi doppini di rame, rispetto alla DSL tradizionale, che utilizza solo un unico doppino di rame. Questo metodo impiega una tecnologia – chiamata a seconda dei casi DSL Phantom Mode e Phantom DSL – che può creare un terzo doppino di rame virtuale che invia i dati su una combinazione di due doppini fisici.

Tuttavia l’uso di queste tecnologie crea anche un coiddetto crosstalk, ossia una forma di rumore che degrada la qualità del segnale e l’ampiezza di banda. Per contrastare questa situazione i vendor stanno impiegando una tecnologia di cancellazione del rumore chiamata vettorizzazione. Essa funziona allo stesso modo delle cuffie che cancellano il rumore, analizzando costantemente le condizioni di rumore sui cavi di rame, e quindi crea e un nuovo segnale per cancellarlo. I prodotti stanno in questo momento entrando nelle fasi di trial e i primi servizi commerciali sono attesi nel 2011.

Come accade con 10G GPON, anch’essa viene proposta come alternativa per il mobile backhaul.

LTE
Attualmente è in corso il rollout di LTE (Long Term Evolution) in Europa, Asia e Stati Uniti, e si calcola che entro la fine del 2011 saranno state lanciate circa 50 reti commerciali LTE, riporta uno studio di Global Mobile Suppliers Association (GSA) che analizza gli attuali piani degli operatori.

Il primo round di servizi LTE prevede, con alcune eccezioni, la connessione degli utenti tramite modem USB. Questa situazione cambierà nel 2011 con l’arrivo di smartphone e tablet compatibili con LTE.

L’ampiezza di banda e la copertura che gli operatori possono offrire dipende dallo spettro di banda controllato. LTE non riguarda semplicemente l’offerta di velocità più elevate in aree metropolitane e in alcuni Paesi verrà indirizzata anche alle aree rurali.

Oltre alle velocità più elevate, LTE offre latenze più basse, il che aiuterà le prestazioni di applicazioni in tempo reale sensibili ai ritardi, incluse quelle VoIP (Voice over Internet Protocol), video streaming, video conferencing e gaming, facendole funzionare meglio.

Il rollout di LTE non avverrà comunque da un giorno all’altro anche per quegli operatori che stanno già lanciando i primi servizi, ma ci vorrà qualche anno per completarlo.

HSPA+
Se è probabile che LTE ottenga l’attenzione maggiore nel 2011, il 2010 è stato l’anno di HSPA+ (High-Speed Packet Access), con la migrazione che ha rappresentato un trend importante. Oltre un quinto degli operatori HSPA, spiega GSA, hanno di fatto lanciato commercialmente reti HSPA+.

Tuttavia le velocità di download odierne di fino a 21Mbps sono ancora lontane dai limiti raggiungibili dalla tecnologia e ci sono già operatori che hanno lanciato servizi a 42M bps, anche se nel mondo reale la velocità media di download varia tra 7Mbps e 14Mbps.

Per ottenere tale velocità gli operatori usano una tecnologia chiamata DC-HSPA+ (Dual-Channel High-Speed Packet Access), che invia i dati impiegando due canali allo stesso tempo.

Attualmente sono oltre una trentina 30 le implementazioni di reti DC-HSPA+ (42M bps) in corso o ordinate. Con in programma anche piani per reti da 84Mbps previste per il prossimo anno.


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